Un percorso individuale in 6 incontri per chi ha un lavoro creativo fermo, o sotto pressione
Ci sono momenti in cui il lavoro si ferma.
L’opera resta a metà. L’idea non arriva — o arriva e non convince. E più passa il tempo, più cresce una pressione sorda: quella di doverci riuscire. Di essere all’altezza di ciò che hai già fatto, o di ciò che credi di dover essere.
Quella pressione, quasi sempre, è la vera cosa che blocca.
Questo percorso nasce per allentarla. Non è un corso. Non è una consulenza tecnica. Non è qualcuno che ti dice cosa devi fare. È uno spazio in cui il tuo lavoro viene guardato — davvero guardato — e in cui torni a sentire da dove nasce.
Come funziona
Si comincia da una chiamata, senza impegno, per capire se ci siamo.
Poi racconti. Mi spieghi nel dettaglio il lavoro che hai in corso, o quello in cui ti sei arenato. Io ti restituisco cosa vedo: se le tue intenzioni mi arrivano, dove le sento forti, dove secondo me manca qualcosa o ne servirebbe un’altra.
Non è un giudizio. È uno sguardo esterno, prestato — che spesso mostra ciò che da dentro non riesci più a vedere.
Da lì costruiamo, incontro dopo incontro, una tela passo per passo. Tra una sessione e l’altra ti propongo esercizi e richieste su cui lavorare. Sui temi che emergono preparo una ricerca, e li attraversiamo insieme: sul piano teorico e su quello emotivo, perché in un lavoro creativo i due piani non si separano mai davvero.
Non solo fotografia
Quando un linguaggio si inceppa, a volte la via d’uscita passa da un altro linguaggio.
Per questo non usiamo solo la fotografia. Usiamo la scrittura, il photo collage, gli oggetti raccolti in natura, la creta — tutto ciò che passa dalle mani e permette all’esigenza creativa di trovare uno sfogo.
Non per diventare bravi in qualcos’altro. Perché il corpo che fa spesso sa prima della testa che pensa.
Il percorso non è uguale per nessuno: prende la forma di quello che porti.
Non è un percorso terapeutico
È un lavoro sull’opera e sullo sguardo che la genera, non sulla persona in senso clinico. Si tocca il sentire, perché è lì che la creatività abita, ma non sostituisce un lavoro psicologico.
Per chi è
- Chi ha un lavoro creativo in corso e si è fermato
- Chi ha perso il contatto con il proprio sentire mentre lavora
- Chi vive la propria ricerca sotto pressione, come un dovere più che un desiderio
- Chi ha bisogno di uno sguardo esterno onesto — che non sia quello del mercato né quello degli amici
- Chi vuole capire meglio cosa sta cercando di dire
Per chi non è
- Chi cerca un corso di tecnica fotografica
- Chi cerca approvazione o rassicurazioni sul proprio lavoro
- Chi vuole risultati rapidi senza lavorare tra un incontro e l’altro
- Chi cerca contatti, visibilità o una scorciatoia professionale
- Chi è in cerca di un percorso terapeutico
Quanto dura
Sei incontri individuali online di circa un’ora e mezza, preceduti da una chiamata conoscitiva.
Tra un incontro e l’altro c’è del lavoro da fare. Il percorso chiede tempo e disponibilità reale a mettersi in gioco: è lì, negli spazi tra le sessioni, che accade la parte più importante.
Cosa puoi aspettarti
Chi ha attraversato questo percorso è arrivato a creare nuove opere. Ma la cosa che conta di più, e che è arrivata prima, è un’altra:
- tornare in contatto con la propria creatività
- ritrovare il proprio sentire mentre si lavora
- sentire meno pressione
- riconoscere con più chiarezza cosa si sta cercando
- rimettere in movimento un lavoro fermo
Meno pressione, più contatto. E le opere, da lì, tornano.
Chi ti accompagna
Sono Roberto Vigasio, fotografo di terza generazione. Nel 2021 mi sono fotografato ogni giorno per un anno: 365 autoritratti. Mi sono formato all’Istituto di Fototerapia Psicocorporea di Bologna, dove insegno, e sono facilitatore del metodo SPEX (The Self-Portrait Experience) di Cristina Nuñez.
So cosa significa avere un lavoro fermo. E so cosa significa rimetterlo in movimento.
Facciamo una chiacchierata
Se senti che questo percorso ti riguarda, scrivimi. Una chiamata breve, senza impegno.

