Un percorso individuale di fotografia terapeutica in 6 incontri, per guardarti oltre il giudizio

A volte non è facile stare con la propria immagine. Non tanto per come si appare: per come ci si guarda.
Lo sguardo che abbiamo su di noi è duro, giudicante, distante. E l’abbiamo imparato senza accorgercene — dai genitori, dalla scuola, dagli altri. Con gli anni è diventato il nostro giudice interiore.
Questo percorso nasce per allentare quello sguardo.
Non è un lavoro sull’apparire. Non è un modo per “venire bene in foto”. La fotografia, qui, non serve a migliorare l’immagine: serve a creare uno spazio di incontro. Con il corpo, con lo sguardo, con parti di te che restano invisibili o giudicate.
La fotografia come strumento, non come tecnica

Nel percorso la fotografia è uno strumento esperienziale e proiettivo. Si lavora con immagini proiettive, con fotografie personali, con scatti condivisi e altri realizzati insieme. Ogni immagine diventa una soglia: qualcosa che ti permette di avvicinarti a ciò che senti.
È sufficiente esserci. Non serve saper fotografare, né “capire” le immagini. Qui la fotografia non è performance: è relazione. Con te, e con lo sguardo dell’altro.
Il percorso, passo dopo passo
Il viaggio ha una progressione delicata. Si parte da uno sguardo più oggettivo su di te, con poche semplici nozioni. Poi ci si avvicina — gradualmente, con rispetto dei tuoi tempi — fino all’autoritratto: il momento in cui diventi insieme protagonista, regista e osservatore di te stesso.
È un avvicinamento, non una prova.
Molte persone iniziano non riuscendo a guardarsi in una fotografia. E a poco a poco arrivano a stare davanti alla propria immagine senza fuggirla. Con uno sguardo un po’ meno duro.
Non è un percorso terapeutico
È un percorso di benessere: più presenza a te, più contatto con il corpo e con le emozioni, più ascolto di ciò che emerge adesso.
È un invito a fare spazio. A rallentare lo sguardo. A incontrare parti di te che vengono giudicate, evitate o nascoste. Si lavora sul piano dell’esperienza e della consapevolezza, non della cura di un disagio.
Per chi è
- Chi sente una distanza tra ciò che è e l’immagine che ha di sé
- Chi vive un rapporto complesso con lo sguardo, proprio o degli altri
- Chi vuole uscire da un’idea di sé rigida
- Chi cerca un contatto più gentile e autentico con sé
- Chi è disponibile a mettersi in gioco con onestà
Per chi non è
- Chi cerca risultati estetici o vuole “venire bene in foto”
- Chi cerca conferme o rassicurazioni dall’esterno
- Chi è in cerca di un percorso terapeutico
È un lavoro dolce, ma reale, e a volte tocca corde profonde. Se stai attraversando un momento che chiede un sostegno psicologico, questo non è lo strumento giusto ora e va benissimo così.
Quanto dura
Sei incontri individuali online, uno a settimana, di circa un’ora e mezza. Uno spazio solo tuo, al tuo ritmo.
Il percorso chiede continuità e presenza: la disponibilità a esserci, a sentire, ad affidarti a uno sguardo nuovo, a non sapere subito. Non ti si chiede di cambiare, ma di stare.
Cosa puoi aspettarti
Non “stare meglio” in senso terapeutico. Non diventare una versione “migliore” di te. Qualcosa di più semplice e più vero:
- sentirti più presente
- meno giudizio
- vederti con occhi diversi
- uscire da un’immagine statica di te
- più contatto e accoglienza verso la tua unicità
Meno distanza, più contatto.
Le parole di chi ha fatto il percorso
Quando qualcuno mi fotografava, volevo subito controllare di essere venuta bene. Ora, davanti all’obiettivo, non sento più di dover recitare: lascio che sia, e accetto ogni mia espressione.
Prima non mi piacevo guardandomi allo specchio e non sapevo bene chi fossi. Ora riesco a guardare ogni parte del mio corpo con accoglienza. Mi sento più piena, più libera. Libera di essere.
Mi voglio più bene. Non perché mi dico che devo, ma perché il mio sguardo, ogni volta che mi incontra, si ammorbidisce e si addolcisce. È qualcosa di interiorizzato, non appreso.
Presenza. Abitare il mio corpo che abita lo spazio, lo occupa. Ombre, luci, contrasti, pieghe, curve… lo stupore di uno sguardo nuovo, pieno della libertà gioiosa della scoperta.
— una partecipante, al termine del percorso
Chi ti accompagna
Sono Roberto Vigasio, fotografo di terza generazione. Nel 2021 mi sono fotografato ogni giorno per un anno: 365 autoritratti. Questo lavoro l’ho attraversato prima su di me.
Mi sono formato all’Istituto di Fototerapia Psicocorporea di Bologna, dove insegno, e sono facilitatore del metodo SPEX (The Self-Portrait Experience) di Cristina Nuñez.
Facciamo una chiacchierata
Se senti che questo percorso ti riguarda, scrivimi. Una chiamata breve, senza impegno, per capire insieme se è il momento giusto per te.
